SILVAE

Ecco la mia piccola novità libraria...





Per la prima volta “pubblico” un libro. Pubblico in senso etimologico, cioè lascio che, una volta stampato, si presenti in pubblico da solo e cammini con le sue gambe, se ce la fa.

Scriveva Petrarca nel congedo della sua celeberrima canzone CXXVI, Chiare, fresche e dolci acque, rivolgendosi alla poesia stessa:
Se tu avessi ornamenti quant’hai voglia
poresti arditamente
uscir del bosco e gir infra la gente.
Checché ne dicano i commenti ufficiali, secondo me qui il bosco è in antitesi con “la gente”, come simbolo della “stanza segreta”, la “cameretta” per dirla con Petrarca, lo spazio privato in cui nasce la poesia, dalla distillazione e dalla trasfigurazione del vissuto. Il bosco di Petrarca non è la “selva oscura” di Dante, allegoria della vita mondana, peccaminosa: è l’intimità dell’io contrapposta alla vita esteriore e pubblica. E questo sono le mie Silvae, nella misura in cui si possono considerare il seguito della mia precedente raccolta, Nella stanza segreta, edizioni Gli Spigolatori, Mondovì 2018.

Ma – come ben evidenzia Giuliano Ladolfi nella prefazione – il titolo fa riferimento anche a un preciso sottogenere poetico, inaugurato dal poeta latino Stazio nel I sec. ev con le sue Silvae: poesie senza pretese, legate al quotidiano, a tema vario. Ladolfi, ricordando che «il poeta latino riscosse notevole fama durante il Medio Evo al punto che Dante lo sceglie come compagno di purificazione dal canto XXI fino al termine del viaggio in Purgatorio», mi ha illuminata: nel mettere insieme questa raccolta avevo in mente – a mia insaputa – non tanto lo Stazio “storico”, quanto il personaggio di Dante, e anche il Purgatorio dantesco. A riprova di ciò, il verso dantesco che cito nella poesia Come cosa salda è appunto l’ultimo verso del canto XXI del Purgatorio, ed è pronunciato dal personaggio Stazio a conclusione del suo commovente dialogo con Virgilio, di cui lui in vita è stato un fervente ammiratore e imitatore. Dante autore fa di Stazio un suo alter-ego per la comune venerazione di Virgilio, ed è questo tema dell’omaggio ai poeti, agli scrittori amati – antichi o moderni – che innerva anche la mia raccolta.

Il primo a cui rendo omaggio è Virgilio, che ricordo in esergo con il verso della IV ecloga da cui Stazio ha tratto il titolo delle sue Silvae: in particolare il Virgilio delle Bucoliche, cioè di una poesia “umile”, della natura e delle ombre (penso al verso sublime che chiude la prima ecloga: Maioresque cadunt altis de montibus umbrae: quegli “alti monti” sono sicuramente le Alpi, che proiettano le loro ombre sempre più grandi sulla pianura ai loro piedi). Poi si affaccia Orazio, poi Dante e il suo Purgatorio, come dicevo, per la poesia della montagna e della vita nel tempo, e poi autori moderni come Emily Dickinson o Kafka o la Yourcenar e tutti quelli a cui ho rubato qualche parola o un verso o un titolo – non per superbia, per innalzarmi al loro livello, ma per riconoscere il mio immenso debito con loro. Ci sono anche allusioni alla musica (a Monteverdi, Bach, Mahler), ma dalla musica – di Mozart – deriva soprattutto la “leggerezza” che il prefatore, bontà sua, avverte nei miei versi.

E poi ci sono le poesie in lingua straniera: anche qui, non per superbia, non perché io sia una poliglotta, tutt’altro, ma in omaggio agli autori stranieri che amo e perché “la poesia è una lingua straniera”, è una lingua “altra”, qualunque sia la lingua di partenza. E molte delle liriche cercano appunto di spiegare che cos’è la poesia.

Altri temi sono quelli del dono e della gratitudine, della lettura come un viaggio che continua una volta chiuso il libro, dell’attesa, delle nostre montagne ma anche del mare che è loro così vicino eppure agli antipodi, del tempo ciclico della natura e dell’irreversibilità del tempo umano. Io mi auguro che per i miei lettori valga quanto scrive l’editore nella chiusa della prefazione, mi auguro che grazie alla poesia la loro vita diventi migliore, cioè insieme più ricca e più leggera.

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Le mie Silvae sono state al Salone del Libro di Torino 2019 e al Festival Internazionale di Poesia di Genova "Parole spalancate" 2019

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